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La Mente Crea la Paura, La Mente Crea la Libertà!

Chiedere aiuto fa male. Perchè?

attacchi di panico Devi uscire, perché devi fare la spesa, o andare alla posta per fare quel certo servizio, oppure devi andare a prendere i tuoi figli a scuola, o anche solo per andare a lavoro… e lì inizia l’incubo:

  • la tachicardia,
  • le gambe che tremano, la sensazione di vuoto che inizia a farsi spazio nella testa,
  • la paura di svenire, o di impazzire, addirittura di morire che prende il sopravvento.

Allora chiedi aiuto.

“Ti prego, puoi andarci tu al mio posto?”. “Non mi sento bene, puoi prendere tu i bambini?”. “Se ti trovi a far la spesa puoi comprare il detersivo anche per me?”.

La delega, la richiesta di aiuto, è la prima soluzione che viene in mente. D’altra parte, come si fa a far ciò che si dovrebbe fare con quelle sensazioni addosso?

Almeno ci si rilassa, ci si distende, ci si tranquillizza, sperando che domani sia un giorno migliore.

Ma proprio come accade a chi cerca di venir fuori dalle sabbie mobili e, nel tentativo di divincolarsi, finisce per cadere sempre più a fondo, la richiesta di aiuto nel caso degli Attacchi di Panico e dell’Ansia alimenta il problema invece di risolverlo.

Ogni volta che si chiede aiuto si causano,infatti, 2 effetti contraddittori:

  1. Da una parte, in prima battuta, ci si alleggerisce della tensione. Ci si rilassa, ci si sente sollevati.
  2. Ma dall’altra parte, in seconda battuta, altre sensazioni iniziano a prendere piede… la sensazione di aver vissuto un ulteriore fallimento, la consapevolezza di non avercela fatta, di aver dimostrato a se stessi (prima ancora che agli altri) la propria incapacità.

Come fosse un mostro ingordo, il senso di incapacità spinge ad arrendersi e nello stesso tempo diventa più forte ogni volta che, effettivamente, ci si arrende.

In questi casi, quindi, è importante intervenire anche con un buon percorso terapeutico per bloccare il circolo vizioso degli evitamenti e delle richieste di aiuto così da fare nuove esperienze che permettano di cambiare la propria percezione della realtà  e di riscoprire e riutilizzare le risorse che il problema ha contribuito a mantener nascoste nel tempo.

 

Dott.ssa Roberta Guzzardi

L’Ansia e il Panico sono “genetici”?


Avere una predisposizione genetica verso un certo disturbo, non significa presumere che il problema o la malattia si verificheranno con certezza.

In realtà i fattori genetici che favoriscono l’ansia e gli attacchi di panico costituiscono quelli che vengono chiamati “fattori predisponenti”.

Ma i soli fatto “predisponenti” non si traducono in malattia se noni associati a “fattori precipitanti”, relativi agli stili di vita, eventi o periodi stressanti, a malattie debilitanti, o a carenza cronica di sonno (così frequente nelle donne d’oggi), e a “fattori di mantenimento”, tra i quali spicca l’omissione diagnostica, ossia la mancata diagnosi della vera natura del problema e le cure inadeguate.

Usando una metafora potremmo equiparare l’ansia ad una pianta velenosa e la predisposizione genetica alla presenza di un terreno fertile.

Il solo terreno fertile però non può bastare a far nascere la pianta velenosa: sarà anche necessario che qualcuno getti i semi della pianta nel campo (fattori precipitanti) e che questi semi vengano anche innaffiati nel tempo (fattori di mantenimento).

 Anche se si avesse un terreno fertilissimo (una elevata predisposizione genetica) ed anche se vi fossero molti semi nella terra (elevata presenza di fattori precipitanti) grazie ad una buon trattamento terapeutico sarebbe possibile evitare di innaffiare il tutto e controbilanciare, dunque, l’iniziale predisposizione.

Nel momento in cui si avvertono problemi di ansia e panico, quindi, sarà fondamentale ricercare un aiuto professionale adeguato grazie alle varie terapie risolutive per il DAP quali la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia cognitiva e la terapia breve strategica.

Dott.ssa Roberta Guzzardi

Attacchi di Panico: dopo esserne usciti ci saranno ricadute?

Immaginiamo insieme una persona che cammina su di una strada ricca di buche. Immaginiamo anche che questa persona abbia gli occhi bendati e non riuscisse a vedere dove mette i piedi. Inevitabilmente la persona in questione spesso farà dei passi falsi finendo per cadere dentro qualche buca.

Quando la buca sarà poco profonda riuscirà ad uscirne da sola, quando invece la buca sarà molto profonda, allora avrà bisogno di qualcuno che gli lanci una corda per venirne fuori.

Se però, una volta fuori, la persona seguiterà a camminare con gli occhi bendati facilmente cadrà nuovamente in qualche buca. Al contrario se, una volta fuori, alla persona verrà insegnato anche come togliere la benda dagli occhi, le sarà molto più semplice evitare le buche che successivamente incontrerà sulla via.

Anche per quanto riguarda l’ansia e il panico le cose funzionano allo stesso modo.

La terapia è necessaria per venire fuori dalla buca troppo profonda, ma è anche necessario eliminare la benda sugli occhi e prendere finalmente consapevolezza di comportamenti ed atteggiamenti che non solo non risolvono le cose ma aumentano le probabilità di cadere ancora nella fossa.

Di quali comportamenti parliamo?

  • Chiedere aiuto quando si è in difficoltà;

  • Parlare del proprio problema in giro o a poche persone specifiche;

  • Delegare agli altri ciò che non si riesce a fare per paura;

  • E molte altre piccole soluzioni che apparentemente potrebbero sembrare sensate e necessarie, ma che invece, ad uno sguardo più attento, contribuiscono a far perdurare il problema.

In che modo specifico? Ne parleremo nei prossimi articoli!

Uscire dagli Attacchi di Panico anche se se ne soffre da anni.

attacchi di panico roma Spesso durante il mio lavoro mi sono sentita chiedere: “ho gli attacchi di panico da 20 anni, come posso risolverli in breve tempo? E’ un problema cronicizzato!”.

E’ proprio così? Soffrire di attacchi di panico potrebbe davvero essere un ostacolo ad una repentina guarigione?

Quando pensiamo in questi termini visualizziamo gli attacchi di panico come degli alberi che mettono radici. Più passa il tempo, più le radici entrano nella terra e più le radici entrano nella terra più sarà difficile sradicare l’albero.

Ma gli attacchi di panico non sono degli enormi alberi nelle nostre teste, ma un modo di percepire e vedere la realtà in maniera pericolosa e minacciosa.

Sarebbe quindi più preciso immaginare che la persona che soffre di attacchi di panico indossi delle lenti deformanti che la portino a vedere le cose in maniera esageratamente pericolosa rispetto alla normalità.

Ma proprio perché si tratta di indossare lenti deformanti davanti, è possibile liberarsene in breve tempo anche se li si ha davanti agli occhi da molti anni!

L’approccio della psicologia strategica permette proprio questo: attraverso delle indicazioni ben precise aiuta chi soffre di panico a togliere le lenti deformanti e fare un’esperienza nuova nel vedere la vita e la realtà in maniera del tutto diversa.

Sarà questa esperienza che aiuterà la mente e l’intero organismo a cambiare percezione riducendo, fino a completa estinzione, la sensazione di trovarsi in un mondo pericoloso.

Il tempo da cui si soffre di attacchi di panico, quindi, non riduce la possibilità di uscirne con successo. L’ansia, il panico, le fobie, sono problemi che è possibile risolvere, basta trovare la strada giusta, imboccarla e lasciarsi guidare.

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Per approfondimenti rimando alla lettura di “Paura, panico, fobie” del dott.Giorgio Nardone.

E se non fosse Depressione?

attacchi di panico Sei lì, ti svegli la mattina, fai la tua solita colazione mentre guardi il telegiornale.

Fuori è una bellissima giornata eppure non hai voglia di fare nulla. Bevi il tuo caffè e le ore passano.

E’ sempre più tardi, la mattinata passa e tu sei sempre lì, in pigiama. Inutile vestirsi, tanto non devi uscire, fa troppa paura.

Non devi andare a fare la spesa, ci penserà qualcun’altro, sanno che tu non ce la fai. Non devi andare in palestra… ormai l’ultima volta è un ricordo lontano, nemmeno sai come ci riuscivi allora!

La tua vita si svolge fra le 4 mura di casa. Non c’è nulla di particolare che devi fare o che devi organizzare. L’unica cosa a cui fare attenzione sono i segnali del tuo corpo. Evitare ciò che ti fa venire la tanto odiata tachicardia, l’ansia, la paura, il panico.

Ma la vita non può svolgersi in una scatola! E tu lo sai. Così la “depressione” prende il sopravvento.

I pensieri su quello che avrebbe potuto essere e non è stato. I film su tutto il tempo perso, sulle ore trascorse a fare nulla. Sul fatto che non sei più un ragazzino o una ragazzina, ma che non riesci proprio ad essere del tutto autosufficiente, come avresti voluto, come avresti sperato.

In condizioni del genere si pensa di essere depressi oltre che ansiosi. Ma siamo proprio sicuri che la depressione sia una malattia a sé stante? E se fosse l’ovvia conseguenza di una vita vissuta in scatola a causa dell’ansia?

Troppo spesso si crede che sintomi come:

  • Sensazione di “vuoto”;
  • Tristezza continua;
  • Stanchezza, mancanza di energia;
  • Perdita di interesse o di piacere per le attività quotidiane;
  • Disturbi del sonno;
  • Pianto frequente o eccessivo;
  • Difficoltà di concentrazione o di memoria;
  • Sensi di colpa; sentirsi impotenti, inutili o senza speranza;
  • Irritabilità…

siano accorpabili sotto l’etichetta “depressione” ed è facile che chi già soffre a causa dell’Ansia o di un Disturbo da Attacchi di Panico inizi a percepirsi di essere senza speranza: “Cavolo, non solo ho gli Attacchi di Panico, ora sono pure Depresso!”.

Ma pensiamoci bene… e se la perdita di voglia di vivere non fosse un ulteriore patologia psicologica,  ma la propria libertà interiore che urla per venire alla luce e, non riuscendoci, si ritira nel dolore?

E il vero problema fossero le troppe volte in cui si è ricorsi all’evitamento come soluzione alle proprie paure?

Perché la paura è come un mostro che si ciba dei tuoi stessi evitamenti.

Più eviti qualcosa per paura, più questa paura sarà forte, più la paura sarà forte più sarà difficile uscire, più sarà difficile uscire più la vita sarà limitata, più la tua vita sarà limitata più ti sentirai “depresso”…

Cosa fare allora? La strada sta nell’iniziare ad interrompere questo circolo vizioso.

Certo, i ragionamenti logici non sono sufficienti, ma usando una logica “paradossale” è possibile disinnescare i meccanismi automatici dell’ansia e del panico e pian piano iniziare ad evitare di evitare.

Allora sarà possibile ritornare a far capolino al di là delle 4 mura, uscire, godersi il sole, fare una bella passeggiata, prendere la macchina ed andare in giro e, finalmente, non preoccuparsi più di aver paura, di perdere il controllo, di svenire o addirittura di morire, ma respirare, sorridere e godersi ogni momento di questa preziosa vita!